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Salò o le 120 giornate di Sodoma [24/10/2007]

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Quello di Pasolini è uno dei film più discussi della storia del cinema. Molti hanno tentato di darne un'interpretazione il più possibile veritiera e il più possibile attinente alle dichiarazioni dello stesso regista durante le riprese, pochi giorni prima della sua tragica scomparsa. È un'opera a mio avviso profetica, che delinea in modo puntuale la condizione di una generazione che si trovava nel mezzo di grandi cambiamenti a livello globale.
Il film è tratto dal romanzo “Le 120 giornate di Sodoma” di De Sade, anche se l'ambientazione della pellicola è tra il 1944/45 nella Repubblica di Salò. Vi è un richamo a Dante nella suddivisione in gironi: quello delle manie, della merda e del sangue.
Il periodo storico che Pasolini prende in considerazione non è casuale: la guerra volgeva ormai al termine e già si intravvedevano vincitori e vinti di un evento che ha completamente distrutto non solo la fisicità dei paesi che vi hanno partecipato ma anche, e soprattutto, l'umanità e la psicologia del popolo. E' in quel periodo, infatti, che si è iniziato a stabilire un “Nuovo Ordine Mondiale” dove si riorganizzavano gli assetti di potere a favore delle nazioni che in quel conflitto hanno avuto la meglio. La metafora di ciò si vede proprio all'inizio del film dove i quattro signori, rappresentanti il potere economico, nobiliare, giudiziario e religioso firmano un quaderno con le regole che hanno precedentemente redatto e che disciplineranno la loro permanenza all'interno di una villa, nella quale si consumeranno i loro macabri rituali. Il corpo è il tema centrale dell'opera, il cui sfruttamento avviene per via sessuale. C'è molto sesso nell'opera di Pasolini, di natura dichiaratamente sadomasochista. La crudezza sta proprio nel fatto che la metafora che egli utilizza è quella del dominio dell'essere umano, bloccandone l'energia vitale attraverso lo sfruttamento corporeo. Nel quadro più prettamente spirituale, è bloccando il primo Chakra che si ostruisce il libero fluire dell'energia Kundalini attraverso la spina dorsale. Ed è quello che sta accadendo ora, mentre scrivo, ma in maniera molto più sottile e sofisticata.
Le vittime vengono letteralmente “sradicate” dai luoghi in cui hanno vissuto fino a quel momento e condotte in eleganti residenze dove si procede a una selezione che richiama molto un concorso di bellezza. Ed è proprio il corpo la ragione che spinge i quattro signori a scegliere quelli più avvenenti e privi di difetti. Per esempio, la figlia del professore di Bologna, il cui prelievo è avvenuto corrompendo le suore del collegio nel quale alloggiava, è stata scartata per via di un piccolo difetto al dente. La riflessione che si può trarre da questo piccolo episodio è che una vera evoluzione della coscienza e la creazione di individui “forti”, passa necessariamente attraverso l'autoaccettazione del veicolo con il quale conduciamo la nostra esistenza. Se ciò non avviene è perchè ci mostrano dei modelli di riferimento il più delle volte irraggiungibili per i quali, nello sforzo smodato di ottenerli, ci dimentichiamo della nostra stessa vita immettendoci in un tunnel in cui la mercificazione del corpo è un elemento di dominio che noi stessi permettiamo. Il potere seleziona meticolosamente gli attori della vita sociale attraverso meccanismi di riconoscimento. Si è sempre vittime e carnefici, e il circolo vizioso si manifesta in questo susseguirsi infinito di ruoli nel quale chi governa guarda indisturbato ciò che con cognizione ha creato. Pasolini sostenne che “il potere è ritualistico e codificatore”; lo si evince dal fatto che nel film tutto è scandito da meticolosi cerimoniali e da regole precise che vengono lette prima di accedere nella villa. Egli ha sottolineato come il potere, agendo in questa maniera, sia in effetti l'unico esempio di anarchia all'interno di uno stato, creando regole attraverso sue stesse regole.
Il ruolo delle narratrici è metaforicamente molto importante. Hanno il compito di raccontare storie perverse per eccitare e stimolare la fantasia e le voglie dei signori, che a loro piacimento soddisfano, “usufruendo” dei corpi delle fanciulle e dei fanciulli. Esse passano il testimone, rendendo normale il fatto che anche loro, in passato, sono state utilizzate per soddisfare i piaceri di altri signori (leggasi soddisfare le richieste del potere) dando in eredità alle nuove leve questo compito che “ha da essere fatto”. Chiaramente rappresenta una delle più aperte denunce nei confronti dell'omologazione che la società dei consumi ha posto in essere: si è tutti uguali e si agisce tutti allo stesso modo per il medesimo obiettivo, che è proprio il “consumare”. Si perde quel poco di individualismo che avrebbe potuto salvarci da una catastrofe collettiva, creata dal potere per sfruttare in modo totale l'essere umano.
Il relegare l'umanità a pura condizione animalesca è evidente nella parte della pellicola in cui le vittime sono messe a guinzaglio, e comportandosi come cani, aspettano il rancio dei carnefici. Questo renderci supini di fronte al potere in quanto tale, ha sempre fomentato la ribellione di Pasolini nei confronti della massa inerme che subisce dall'alto qualsiasi capriccio, comportandosi come cani che hanno bisogno di un padrone. E' il nostro disperato bisogno di qualcuno che faccia le veci dei nostri genitori che ci spinge a scegliere chiunque avanzi proposte che rendono le nostre vite più “sicure”. Un vero cambiamento sociale, secondo l'autore, avviene solo quando esso è partito dal basso.
La notevole presenza di sesso nel film è accompagnata altresì da un uso smodato di scene in cui è la “merda” la protagonista principale. La perversione sessuale è manifestata attraverso la coprofagia alla quale sono invitati tutti i membri della casa. La metafora degli escrementi non solo denuncia il fatto che l'industria alimentare produce e vende cibi poco sani, ma rappresenta la condizione di sfruttati, di vittime che scelte imposte dall'alto hanno nei confronti di chi le subisce. È chiaro che la poca autostima e il bisogno di sicurezza da il via libera all'accettazione di scelte prese da “altri” che non siamo noi, lontane dal nostro modo di vedere la vita e che producono effetti chimici e biologici all'interno del nostro corpo e nella nostra psiche (che lavorano in concomitanza) che altro non sono che “merda” che ingoiamo tutti i giorni, soprattutto in modo inconsapevole. Questo ingurgitare tonnellate di escrementi alla fine diventa normale, trasformandosi in un piatto prelibato del quale cibarsi ogni giorno, e dal quale noi stessi dipendiamo, richiedendolo a gran voce a coloro che sono in grado di fornircelo. Ciò contribuisce al suicidio collettivo al quale siamo tutti partecipi e dove l'annientamento dei nostri desideri e della nostra individualità regna sovrana.
Ho voluto analizzare l'opera di Pasolini poiché mi sembra molto attinentente a ciò che oggi succede, non dico nel mondo, del quale posso solo immaginare attraverso le informzioni, molto spesso distorte, che i mass media trasmettono, ma nella realtà in cui vivo, che sicuramente è una piccola parte che riflette il tutto: Alghero e la Sardegna. Non vedo altro che persone in attesa che qualcuno risolva i loro quesiti, delegando ai “signori” i problemi della loro esistenza, giovani che sono pronti a farsi reclutare perchè altrimenti non saprebbero cosa fare. Vedo una situazione stantia, uno stagno le cui acque sono ormai torbide e dove il recinto delle nostre libertà è sempre più stretto. Siamo noi stessi, che guidati dal nostro bisogno di sicurezza, concediamo gratuitamente la nostra libertà a chi promette di difenderci dal nemico (da quale nemico?) che ci perseguita. Dove il bisogno di controllo tende a far sparire il denaro contante per far posto a quello elettronico affinchè tutte le nostre transazioni possano essere opportunamente controllate. Ecco che, come nel film, comincia uno “sputtanamento” generale dove tutti accusano tutti “per la chiarezza”, dicono. La propria “salvezza” avviene demonizzando e incolpando l'altro. Quello che posso notare attraverso certa televisione, dove la reciproca accusa prende il posto della condivisione, è che persone adulte non si assumono le proprie responsabilità.
Bene, parlando dal mio punto di vista ho capito una cosa importante: che in un mondo dove l'eterno gioco vittima-carnefice procede indistrubato, l'unica possibilità è di fare un passo indietro da questo circolo vizioso attraverso un lavoro su sé stessi. Conducendo una vita meditativa, cioè imparare l'auto-osservazione, è possibile far emergere tutti quei meccanismi inconsci che ci relegano in un ruolo o in un altro senza la benchè minima consapevolezza. Certo, molte volte ho permesso, e molte volte permetto tuttora, ma con una qualità diversa, con una responsabilità maggiore. È chiaro che una crescita comporta maggiore responsabilità e non delegare la nostra infelicità a questo o a quel politico, dove siamo noi che sappiamo come difendere il nostro “spazio sacro” per evitare di essere vittime o carnefici altrui. Pasolini ci mostra come la ribellione sconclusionata di alcuni dei personaggi non abbia portato ad altro che a un incremento della ritorsione nei loro confronti. Solo un personaggio ha avuto il coraggio di attuare un'autentica forma di autoaffermazione, quando in procinto di essere giustiziato alza il pugno per affermare la sua fede politica non smentendo, almeno per una volta, se stesso.
In una intervista sul set di Salò venne chiesto a Pasolini se sperava in una società migliore, ed egli rispose che “la speranza è una cosa orribile creata dai partiti per tenere buoni i propri iscritti”. Posso dire che anch'io provo a non sperare in niente (anche se è qualcosa di molto radicato in me) e iniziare a vivere giorno per giorno, nel qui e ora.

Vimal