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Jim Morrison

Ho potuto constatare che vi è una dinamica pressochè identica tutte le volte che un grande artista muore e che, durante la sua vita terrena, il messaggio che ha cercato di divulgare o la grandezza della sua arte non vengano capite se non da una ristretta cerchia di persone. È come se la morte espanda e renda più comprensibile ciò che, nel corso degli anni, ha cercato di trasmettere senza successo. Avviene come un grande processo di rivalutazione. Si pensi, per esempio, a Van Gogh che ha venduto un solo quadro in tutta la sua vita. Forse il loro modo di vedere il mondo è così avanti che i loro contemporanei non sono capaci di capire.

È il caso di Jim Morrison la cui immagine e la cui musica continuano a far discutere nonostante i molti anni trascorsi dalla sua (presunta) scomparsa all'età di 27 anni. È un personaggio complesso, e il mio vuole essere un semplice omaggio nei confronti di un uomo dotato di una grande e sensibile anima che aveva compreso che vi è qualcosa che va al di là, qualcosa che dobbiamo raggiungere per uscire dalla gabbia, come amava cantare in “Break on trough”.

Era una persona in cui l'eccesso ha fatto parte integrante della sua breve ma intensa vita. Si offrì, suppongo, come vittima sacrificale di un mercato discografico spietato che sfruttò abilmente il suo innato talento nell'esibirsi in pubblico. Lo aveva capito Jim che era un agnello in pasto ai Leoni. Trascorse buona parte della sua vita scappando quotidianamente dalla realtà. La grande quantità di alcol che trangugiava lo rendeva inconsapevole del suo disagio interiore, anche se non sono pochi i bagliori di consapevolezza che lo condussero a trovarsi faccia a faccia con i suoi nodi da scioglire. All'epoca, l'alcol e la droga, erano utilizzati per raggiungere uno stato di coscienza alterato. Ciò è vero poiché la percezione subisce un'alterazione, ma è anche vero che non è di grande utilità se non si è consci di ciò che accade, se il nostro albero non ha radici ben salde al suolo. È una pratica che attualmente i giovani pongono in essere sull'onda degli sciamani di tutte le culture i quali , per avere un contatto diretto con le forze superiori, si aiutavano mediante l'assunzione di piante allucinogene. Loro possono farlo poiché sono pronti. Hanno perfetta padronanza dei loro stati d'animo e inoltre non lo fanno per scappare dalla realtà, ma per fungere da intermediari tra il regno invisibile e il loro popolo. Essere sciamano è una grande responsabilità anche per la grande predisposizione spirituale che si necessita. Chiunque assume droghe per moda o per dipendenza è una vittima.

Jim Morrison era dotato di una grande intelligenza e di un grande carisma, oltre che di un forte magnetismo. Era un vero poeta. Aveva una cultura vastissima e leggeva molto, anche i libri più rari. Spesso, a scuola, instaurava dibattiti eruditi con i professori i quali rimanevano attoniti per la profondità di pensiero di quel giovane alunno. I versi che ha scritto non possono che essere di una persona con una spiccata sensibilità, un canale del divino. Amava molto Rimbaud e con lui molto spesso si identificava. Ma amava anche persone come Verlaine, Kerouac, Jack London, Nietzsche e tutti coloro le cui vite hanno avuto la caratteristica di essere intense e maledette. La sua lo è stata molto, ha bruciato molte tappe nonostante la giovane età. Jim incarnava il ruolo dello sciamano durante i suoi spettacoli. Egli spesso diceva che lo spirito di uno sciamano avesse preso possesso del suo corpo, all'età di 4 anni, quando assistette a un incidente nel quale persero la vita alcuni Indiani che in quel momento viaggiavano a bordo di un camion. Lo descrisse come l'evento più importante della sua vita: “Quella fu la prima volta che provai paura...la sensazione che ho adesso, ripensandoci, è che le anime di quei fantasmi Indiani morti...forse di uno o due...Schizzò via e salto nella mia anima. E sono ancora lì”.

Come uno sciamano, durante i suoi concerti, era in grado di creare un campo morfogenetico nel quale tutto ciò che era represso veniva a galla prepotentemente: violenza, sessualità, pazzia e ribellione. Spesso si divertiva a provocare ed insultare il pubblico presente chiamandoli “Schiavi”. Faceva lunghe pause all'interno di una canzone per suscitare nei presenti reazioni emotive che si ricollegavano, a livello inconscio, ad energie represse. La musica dei Doors spinge verso il caos, allo stravolgimento dei sensi, e gli anni 60', da questo punto di vista lo sono stati molto poichè l'intero sistema veniva messo in discussione dalle radici. Il caos, se usato con consapevolezza, porta a una crescita interiore importante.

Secondo Jim Morrison una vera rivoluzione sociale non passa attraverso la massa, ma è di tipo puramente individuale: “occorre una rivoluzione interiore radicale, occorre varcare le proprie porte interiori per poter essere veramente liberi...Un tempo forse era possibile costituire un movimento di rivolta, un'insurrezione di massa, per poter spezzare i ferri che ammanettavano la mente. Oggi non è più possibile. Oggi può avere luogo soltanto una trascendenza di tipo individuale. La parola d'ordine è salvare se stessi”. Il suo marcato individualismo lo condusse a comprendere il modo in cui il condizionamento sociale arriva ad intaccare la purezza del bambino. Comprese che i genitori hanno un ruolo importante in tutto questo. È emblematica la parte della canzone “The End” nella quale descrive la fase edipica. Ma egli, fin da giovane età, si è staccato dal nucleo familiare e viveva alla giornata mentre studiava all'Università. Più volte, nelle interviste, dichiarò che i genitori erano morti, nonostante fossero vivi, quasi come una metafora di liberazione, una ricerca del suo autentico Sé. Una volta rise di un membro dei Doors, che all'epoca aveva 20 anni, perchè viveva ancora con i genitori. Jim descrisse in modo emblematico il meccanismo che soggiace dietro i rapporti familiari: “La scuola , il sistema, la società, perfino gli amori, proseguono l'opera dei genitori, questa opera snaturamento, e impariamo così a vivere la finzione. Siamo costretti a vivere come gli altri vogliono...sopprimendo la nostra personalità...e noi ci danniamo alla ricerca del fantasma della nostra realtà ormai perduta”.

Penso che, fondamentalmente, stesse cercando le persone che veramente lo capissero nell'intimo, che comprendessero quella parte più tenera, vulnerabile e sensibile che aveva tanta voglia di esprimersi. Era sempre attorniato da persone che ne adoravano la figura da rockstar, da “Re Lucertola”, come veniva denominato. Questo, forse, è ciò che lo faceva soffrire di più. Quel bambino che dovette affrontare numerosi spostamenti, senza fissa dimora, con una figura paterna pressochè assente (il padre era un ufficiale della marina statunitense) e un' educazione rigidamente moralista, aveva bisogno di un sostegno. Specie nell'ultimo periodo della sua vita era depresso e la quantità di alcol che assumeva era enorme. Il suo vero talento era incompreso e solo parzialmente veniva soddisfatto dalla musica. Andava ben oltre i limiti a cui l'industria discografica lo aveva relegato. La sua vera vocazione era la poesia e il cinema. Collaborò, infatti, a due film: “Feast of friends” e “HYW”. Fu scritturato per recitare in alcuni (tra i quali quello di un produttore italiano) ma rifiutò poiché non doveva fare altro che interpretare se stesso. Diceva del cinema: “Mi interessa il cinema perchè trovo che sia l'attività artistica che più si avvicina all'effettivo flusso della coscienza”.

Ormai a Jim Morrison non interessava più l'immagine dell'avvenente musicista vestito di pelle che si contorce con gesti ammiccanti nell'asta del microfono. Non voleva essere più il simbolo sessuale e il partner ideale per milioni di ragazze. Quando pubblicò i suoi libri di poesie “The Lord” e “The new creatures” non utilizzò il nome Jim Morrison, ma quello di James Douglas Morrison. Voleva che fossero apprezzate per il loro reale valore e non sfruttare la sua immagine per una cosa che gli stava molto a cuore. La pubblicazione di queste opere fu incoraggiata dal poeta inglese Michael McClure, che fin da principio comprese che aveva di fronte un vero talento.

La fine della sua carriera è contrassegnata da un lento ed inesorabile processo di autodistruzione. La rabbia nei confronti della vita era molta, il suo pessimo rapporto con l'autorità e l'essere relegato a simbolo sessuale lo spinsero a rendersi volontariamente brutto. Si fece crescere barba e capelli e il corpo, snello e cinto da sensuali abiti di pelle, fece largo a uno stanco e appesantito. Questa sua metamorfosi, a mio avviso, ha avuto lo scopo di punire tutti coloro che si erano identificati con quella parte di lui che ormai lo aveva imprigionato in un ruolo che non gli apparteneva più.

Il 9 Dicembre del 1968 i Doors tennero un concerto a New Haven, nel Connecticut. In quell'occasione un poliziotto lo sorprese con una ragazza nel backstage dell'auditorium e, non riconoscendolo, gli intimò di andare via. Dopo essere stato provocato da Jim, l'agente tirò fuori una bomboletta di gas accecante e la spruzzò sugli occhi del cantante. Durante lo spettacolo Morrison descrisse l'accaduto prendendosi gioco della polizia. Sfogandosi disse: “Il mondo intero mi odia...il fottuto mondo...nessuno mi ama”. Gli episodi nei quali si scagliò in pesanti offese nei confronti di uomini in divisa non si contano. Perfino a Parigi, nei suoi ultimi giorni di vita, si scagliò contro un poliziotto insultandolo.

Penso che non si fosse reso conto della spirale nella quale era caduto. O forse sì. Spirale dalla quale era molto difficile uscire. Il successo, abbinato alla crescente assunzione di alcolici e droga, che il suo corpo richiamava, lo aveva chiuso in una morsa troppo stretta. Era vittima di una situazione che egli stesso aveva creato e da cui non vedeva sbocchi. “L'alcolismo è una dimensione straordinaria. Ogni volta che si beve un sorso, si propone una scelta se debba essere l'ultimo, è una continua scelta progressiva. Ubriacarsi è la differenza tra il suicidio e la lenta capitolazione” e ancora “C'è stato un periodo in cui bevevo moltissimo. Ero troppo sotto pressione e non ce la facevo. E poi credo che bere sia un modo per rendere sopportabile la vita in una situazione di sovraffollamento e anche una conseguenza della morte”. La spirale sfociò nel concerto di Miami, che gli costò 2 anni di processi, e nel quale la sua irrequietezza lo fece eccedere in provocazioni e insulti nei confronti del pubblico in sala. Da quel momento la inesorabile decadenza, salvo alcuni concerti di grande impatto, e alla band venne preclusa la partecipazione a molti festival e la cancellazione di molte date.

Agli inizi del 1971 Jim si recò a Parigi con la compagna di tutta la vita, Pamela Courson, e in quel luogo morì il 3 Luglio dello stesso anno. Non voglio parlare delle decine di ipotesi che lo vogliono ancora vivo, poiché se lo fosse ciò che conta è la morte della rockstar. A me piace ricordarlo come un giovane con una grande energia vitale, creatività e di una eccezionale sensibilità. A suo modo è riuscito a esprimere se stesso andando ( ed è questo che lo rese grande) al di là del bene e del male, senza considerare i giudizi della gente. Credo che Jim Morrison abbia rotto molti schemi che rendevano le persone prigioniere della morale e del perbenismo e abbia invitato, e invita tuttora, le persone a distruggere quelle catene, ad irrompere in una situazione caotica, priva di certezze che ci permette di fare un salto nell'ingoto per riprenderci quella divinità ormai relegata in un angolo remoto del nostro inconscio. “Cavalca il serpente” era solito dire. “Credo che il serpente sia l'incarnazione di tutti i nostri timori” e ancora “Non dobbiamo dimenticare che la lucertola e il serpente vengono associati all'inconscio e alle forze del male”. Jim Morrison rappresenta una catarsi, quella della gioventù degli anni 60', ma anche di quella attuale. È un inizio di ribellione, un ribollire dell'anima verso una sua forma liberazione. Egli è la porta dalla quale dobbiamo passare per iniziare un percorso di evoluzione spirituale dove, a modo nostro, rompiamo le nostre catene come lui a cercato, a suo modo, di liberarsi dalle proprie anche sbagliando, esagerando e autodistruggendosi, ma da qualche parte ha iniziato. In qualche maniera ci sta ancora parlando e la sua figura è di grande attualità. Quindi: “Wake up”.

Vimal